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Notizie dalle isole

Informazione

aggiornate al 18 Febbraio 2017


L'informazione è a cura della Redazione Ali Cudi - Il corriere delle piccole isole

la pagina è a disposizione di chi desidera venga pubblicata una notizia riguardante il tema isola

scrivere a infoisole@uninav.it

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Isole Egadi

Grandi apprezzamenti per le buone pratiche dell’Area Marina Protetta a Bruxelles,
durante la presentazione del report sullo “Smart Islands Project”


Il Comune di Favignana, Ente gestore dell’Area Marina Protett­a “Isole Egadi” ­ha partecipato a Bruxelles alla presentazione dello ‘Smart Islands Project’­, il report finale dello studio condotto ­ dal Comitato economico e sociale europeo (­CESE), l'istituzione che redige pareri e conduce studi per le altre istituzioni dell'Unione Europea, concorrendo, pertanto, a definire le politiche comunitarie in modo determinante. L'iniziativa si e' svolta lo scorso 10 febbraio presso la prestigiosa sede del Comitato Economico e Sociale. A rappresentare le Egadi c'era il Dott. Pietro La Porta, collaboratore dell'AMP, che durante il suo intervento ha illustrato le best practice avviate dal Comune di Favignana, fra cui la gestione dello stabilimento Florio (uno dei maggiori attrattori culturali in Sicilia), l'Osservatorio foca monaca presso il Castello di Punta Troia a Marettimo, le attività di contrasto alla pesca a strascico illegale con i dissuasori ecofriendly, il Centro di primo soccorso per tartarughe marine di Favignana e i progetti innovativi per la diffusione delle energie rinnovabili e la mobilità sostenibile.

L'intervento è stato apprezzato dai componenti del Comitato e ha costituito occasione di avvio di collaborazioni con altri rappresentanti dei territori insulari presenti al meeting, fra cui una delegazione di Palma di Maiorca-Baleari (Camera di Commercio di Maiorca), il Comune di Ile d'Yeo (Francia), l'isola di Saaremaa (Estonia), l'isola di Samso (Danimarca) e l'isola di Kythnos (Grecia). Durante la seduta hanno preso la parola diversi componenti del comitato fra cui i commissari coinvolti direttamente nel progetto: Stephane Buffetaut (Francia), Charles Vella Meelis Joos (coordinatore progetto TEN) e Jean Pierre Coulon (presidente della sezione trasporti ed energia del Comitato). Ai lavori del Comitato ha dato un contributo anche il dott. Andrea Gumina, rappresentante della Presidenza del Consiglio italiana, componente del comitato organizzatore del prossimo "G7" che si terrà a maggio a Taormina, che ha sottolineato l'importanza dell'avvio di progetti innovativi per lo sviluppo dei territori e delle comunità locali e delle crescenti risorse che saranno allocate nel prossimo futuro dalle istituzioni.

Al termine dei lavori è stato approvato all'unanimità il report finale del progetto che sarà trasmesso alla Commissione UE in modo da elaborare future strategie di sviluppo e di finanziamento per il territorio. L’intervento integrale dell’AMP alla convention è scaricabile dal sito www.ampisoleegadi.it



14 febbraio 2017 - Sito web mittente: http:// www.ampisoleegadi.it/



Sull'Isola di Montecristo il cielo più stellato d'Italia



L'Italia ha una 'coperta' di stelle che si fa sempre più corta, notte dopo notte. L'ultimo lembo rimasto quasi intatto è quello che copre l'Isola di Montecristo: qui il cielo è solo parzialmente inquinato dalle luci artificiali della vicina costa toscana e permette ancora di ammirare la Via Lattea e alcune migliaia di stelle. Sono soltanto poche decine quelle che invece si possono scorgere dalle città della Pianura Padana, la parte del Paese più 'abbagliata' insieme ai territori di Roma, Napoli, Torino e a buona parte della costa adriatica. A indicarlo è la nuova versione italiana e divulgativa dell'Atlante mondiale dell'inquinamento luminoso.

Lo studio è stato realizzato da un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall'Italia con l'Istituto di Scienza e Tecnologia dell'inquinamento luminoso (Istil), un'organizzazione no-profit fatta da volontari. I suoi risultati hanno suscitato così tanto interesse a livello mondiale da piazzarsi nella top ten delle pubblicazioni scientifiche del 2016 più riprese dai media e condivise sui social network secondo la classifica di Altmetric, dominata dall'articolo di Obama sulla riforma sanitaria e dalla scoperta delle onde gravitazionali.

L'inquinamento luminoso rappresenta ormai un problema a livello globale, ed è proprio l'Italia il Paese del G20 più colpito: a causa delle luci artificiali ''il 77% degli italiani non può più vedere la Via Lattea, mentre addirittura un quarto della popolazione non attiva più gli occhi nella modalità di visione notturna nell'osservare il cielo'', spiega il fisico Fabio Falchi dell'Istil, che ha condotto lo studio insieme ai colleghi Pierantonio Cinzano e Riccardo Furgoni, in collaborazione con l'Agenzia statunitense per l'atmosfera e gli oceani (Noaa), l'ente americano dei parchi nazionali, il centro tedesco di ricerca geologica (Gfz) e l'università israeliana di Haifa.

''In Italia non abbiamo più cieli incontaminati'', precisa Falchi. ''Il territorio meno colpito dall'inquinamento luminoso è quello dell'Isola di Montecristo, seguito poi da quello della Sardegna orientale, intorno al golfo di Orosei, e da alcune zone dell'Alto Adige vicine al confine con l'Austria, come la Valle Aurina e la Val Senales''. Cieli abbastanza bui anche sulla Maremma e ad Ovest della provincia di Cuneo, mentre sono poco più che discreti in Basilicata, Calabria e in Sicilia, nella regione dei Nebrodi. Si salvano ancora alcune zone dell'Appennino tosco-emiliano, nel quadrilatero tra Parma, Piacenza, Genova e La Spezia, mentre sono 'bocciati' i cieli delle grandi città (come Roma, Napoli e Torino), la gran parte della costa adriatica (ad eccezione del Gargano) e tutta la Pianura Padana, tra le aree più 'abbagliate' dell'intero Pianeta.

Per affrontare la situazione serve un maggiore impegno a livello legislativo da parte delle Regioni, spiega Falchi, e soprattutto una scelta più oculata dei led usati per l'illuminazione pubblica, in modo da limitare l'emissione di luce blu, la più inquinante per i nostri cieli.

Fonte : Ansa 30 dicembre 2016



Parco Arcipelago Toscano : risultati e ultimi impegni di mandato

Grande soddisfazione per la certificazione CETS


Nella seconda giornata della trasparenza del 12 dicembre il Presidente del Parco Giampiero Sammuri ha ricordato i risultati più importanti del suo mandato quinquennale al PNAT iniziato a luglio 2012.

Ha iniziato parlando della cerimonia del 7 dicembre scorso al Parlamento Europeo dove è stata consegnata al Parco la certificazione della Carta Europea del Turismo sostenibile (CETS), riconoscimento della capacità gestionale, in termini di conservazione delle risorse locali e collaborazione sinergica con i portatori di interesse nei comprensori protetti.
Ha espresso la sua soddisfazione per il risultato raggiunto e ha proseguito ricordando l’impegno dell’Ente in questi anni per la sistemazione del Castello del Volterraio, per la derattizzazione di Montecristo e la certificazione “Montecristo Rat Free” grazie alla quale l’isola ha risvegliato la sua biodiversità, per il fotovoltaico a Montecristo, per la variante al Piano del Parco per la nuova zonazione a mare di Capraia, per l’acquisto dell’area dunale di Lacona. Ha ricordato anche il corso di aggiornamento per formare le nuove guide Parco, l’apertura alle immersioni nel mare di Pianosa, la riapertura della Villa Romana a Giannutri, l’impianto di video sorveglianza su tutto l’Arcipelago Toscano, la georeferenziazione dei sentieri, il progetto di conservazione “RestoconLife” che registrato scoperte di grande rilevanza, come la presenza a Pianosa della lepre europea ritenuta estinta in tutta Italia. Ha annunziato la pubblicazione del nuovo dépliant istituzionale del Parco e del secondo Bilancio di sostenibilità che a breve sarà disponibile sul sito del Parco a disposizione di tutti.


14 dicembre 2016 - Sito web mittente: http:// www.islepark.it/



L’Oro di Capri sbarca nella Grande Mela

Il pregiato olio d’oliva coltivato dall’associazione di olivicoltori anacapresi
“L’Oro di Capri” è stato protagonista di un evento a Manhattan.


Un evento ad hoc, dedicato all’olio estratto dalle olive che crescono negli uliveti delle colline anacapresi tra il Faro e la Grotta Azzurra, è stato presentato da Privilege Italia in un famoso ristorante italiano di New York: il Marconi a Manhattan. I proprietari, Marco e Claudia Pipolo, giovani capresi che si sono fatti onore all’estero con la loro cucina made in Italy con un tocco di tradizione gastronomica isolana, hanno ospitato la serata dove ospiti d’onore erano i più importanti tour operator ed addetti al comparto turistico che hanno sede nel cuore della Grande Mela. Nel corso della serata, Privilege Italia ha presento il portfolio di servizi di eccellenza che l’importante organizzazione offre ai turisti stranieri sul territorio italiano. E durante la serata protagonisti degustazione sono stati i prodotti gastronomici locali, capeggiati dall’Oro di Capri, e a illustrare le caratteristiche organolettiche dell’Oro di Capri è stata una rappresentanza dei soci dell’associazione presieduta da Pierluigi La Femina, che ha spiegato l’importanza dei prodotti della terra,
proiettati in una visione sempre più internazionale.
L’evento di New York va ad aggiungersi alle altre borse e saloni turistici internazionali a cui ha partecipato l’Oro di Capri: eventi importanti come il TTG di Rimini, il WTM di Londra e il Gustus – Expo dei Sapori Mediterranei di Napoli. Un tour significativo iniziato da Capri che sta facendo conoscere l’Oro di Capri nelle vetrine dei saloni delle borse turistiche internazionali più importanti raccogliendo numerosi consensi per la sua genuinità tutta made in Capri.


Capri - 3 Dicembre 2016
Info e Contatti segreteria@orodicapri.com





Caprette della Palmaria, il sindaco:
«No all’uccisione. Animalisti, venite a prenderle»


La Spezia -E’ diventata un caso nazionale, la triste sorte delle caprette della Palmaria : tutte a rischio di abbattimento, e di macellazione, perché accusate di attentare alla biodiversità dell’isola, e di mangiare troppa macchia mediterranea. L’allarme lo ha lanciato il Secolo XIX, a fronte della decisione del Comune di Portovenere, di procedere alla soluzione finale.

L’eco è stata vastissima, tanto che ieri è arrivato a Portovenere Edoardo Stoppa, l’inviato della trasmissione “Striscia la Notizia”, a documentare il rischio che incombe sulle bestiole. Sono state raccolte interviste, e l’associazione “Il cuore degli animali”, fondata e diretta da Loredana Parodi, s’è impegnata a battersi per coordinare le proteste. Il fatto è che le caprette erano state immesse dall’uomo, negli anni ’70, ed è dal 2005, che il Comune tenta di liberarsene: nonostante siano diventate le mascotte dell’isola. Erano poche, si sono moltiplicate, perché nessuno le ha sterilizzate. Era stato promesso che sarebbero state solo portate via. Sono stati fatti tanti discorsi.

E il nuovo sindaco Matteo Cozzani, spiega di aver “ereditato il progetto, avviato nel 2009, già alla fase conclusiva, approvata a suo tempo dalla Regione”. «In concreto – riassume – si era previsto di ucciderle, se non fosse andato a buon fine il trasferimento. Io ho solo confermato la conclusione di un progetto scritto da altri, prima di me. Non avevo scelta».

Di fronte alle contestazioni, il sindaco si dice però pronto a fare un passo indietro, rispetto a quanto previsto: vale a dire la procedura di abbattimento e di macellazione. «Io devo solo arrivare all’eradicazione delle caprette, perché così si sono espressi gli esperti consultati a suo tempo dal Comune – spiega – ma non mi piace davvero, l’idea che le capre siano uccise: c’è la mia piena disponibilità ad accogliere le proposte alternative. Se le associazioni animaliste possono venire a prendersele, noi non avremo niente da obiettare».

Si tratta di un primo passo avanti, rispetto a quanto sta scritto nell’atto ufficiale: un investimento di quasi 13 mila euro, per la stesura del piano che prevede la fase finale, l’eliminazione. Rispetto al progetto ereditato, il Comune – in collaborazione con la Asl spezzina - aveva fin qui sostituito solo un passaggio: non più lo smaltimento, dopo le uccisioni, ma la macellazione, possibilmente sul posto, per destinare le caprette al consumo umano. Si era pensato a non sprecarne le carni, insomma: ma non basta davvero. A non andare bene a nessuno, è la prospettiva dell’uccisione delle caprette. Non se lo meritano.

Le associazioni animaliste chiedono che siano salvate, e mantenute in vita. Una parte si potrebbe anche sterilizzare, e un’altra potrebbe trovare casa in altre tenute. L’inviato di “Striscia”, accolto con simpatia fin dall’arrivo a Portovenere, ha fatto propria la crociata: confermando l’invito a tempestare il sindaco di mail di protesta.


20 ottobre 2016

Fonte : http:// www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2016/10/05/ASokeRZE-animalisti_uccisione_prenderle.shtml



Energia, 20 isole al mondo vanno solo a rinnovabili

Dalla Giamaica alla Hawaii, dall'Australia alle Azzorre, un dossier di
Legambiente ha scovato i luoghi che si sono resi indipendenti dai combustibili fossili.
In Europa meglio il mare del Nord del Mediterraneo, presente con una sola località in Grecia.
E le isole "minori" italiane vanno anche tutte a gasolio




MILANO - Ci sono isole tra le più conosciute al mondo, come le Hawaii e la Giamaica. Ma ci sono pure sperduti scogli scozzesi da l nome impronunciabile come Ghiga e Muck. Ci sono piccoli paradisi dal clima mite tutto l'anno come Graciosa nelle Azzorre o tropicali come Aruba nei Caraibi. E isole abituate non solo al freddo ma anche ai grandi venti artici come Kodiak in Alaska. Fa specie che in tutta l'area del Mediterraneo, l'elenco comprenda la sola Tilos, gioiello poco noto del Dodecaneso in Grecia.

Sono venti in tutto e fanno parte del ristretto club di isole di tutto il mondo la cui energia è prodotta (o lo sarà a breve) solo da energie rinnovabili. Ognuna sfruttando le sue specificità. In Alaska con l'idroelettrico e il vento, così come in Scozia oppure a Samso in Danimarca o a Pellworm in Germania. Nell'isola di Weight, passata alla storia per un celebre festival rock anni '70, si sfruttano anche la geotermia e la forza delle maree. In Giamaica, l'unica nazione-isola delle 20, il progetto è ovviamente più ambizioso, e non si trascura nessuna tecnologia.

A mettere in fila le "green islands" globali è stata Legambiente, che in un dossier consultabile in rete ha messo raccontato il passaggio dai combustibili fossili a quelli "verdi". Con storie quanto mai interessanti. El Hierro, nelle Canarie, è stata la prima in assoluto a raggiungere il 100% di energia verde: i suoi 10mila abitanti non solo si riforniscono già ora da impianti idro ed eolici per i consumi domestici, ma a breve l'energia prodotta servirà anche per coprire la mobilità elettrica per tutta l'isola. In molto casi, la conversione alle rinnovabili ha permesso di abbandonare centrali ad alto tasso di inquinamento come impianti alimentati ad olio comustibile. E accaduto per l'isola di King, a metà strada tra l'Australia e la Tasmania. Le isole più vicine alla costa hanno poi risolto il problema della dipendenza dal continente, come la danese Samso. Mentre la tedesca Pellworm ha fatto pure di meglio: tra eolico e impianti di cogenerazione produce tre volte l'energia necessaria per i suoi 1.200 abitanti e la "esporta".

Come detto, colpisce il fatto che in tutto il Mediterraneo, come le sue oltre 3mila isole abitate, il dossier di Legambiente individui una sola isola, per di più di piccole dimensioni. Mentre prevalgono ancora situazioni quasi fuori dal tempo: tutta la Corsica, per esempio, è elimentata da impianti a olio combustibile e la Sicilia lo è stata al 50%, fino a due mesi fa, quando è stato finalmente inaugurato il nuovo cavo di Terna tra le province di Messina e Reggio Calabria. Ma non è che la situazione nelle isole "minori" sia migliore. Anzi, il dossier dell'associazione mette in fila 18 casi di osile italiane alimentati da impianti a gasolio (Eolie, Egadi, Pontine, Pantelleria, Lampedusa, Ustica e il Giglio).

Con effetti paradossali: "Le difficoltà di approvigionamento - si legge nel dossier - determinano un costo più alto dell'energia elettrica prodotta sulle isole rispetto al continente: alle società che la producono è così garantito un conguaglio, prelevato attraverso una apposita voce nella bolletta di tutte le famiglie, che ogni anno è pari a 70 milioni per le 13 isole non gestite da Enel, mentre quelle gestite da Enel sono ammesse a un regime di integrazione dei costi per le attività di produzione di circa 10 milioni".

Ecco perché Legambiente chiede al Governo piano per arrivare al 100% di rinnovabili in tutte le isole e sopratutto di approvare il decreto fermo al Ministero dello Sviluppo economico che "prevede di riconoscere la stessa tariffa di cui beneficiano le società che gestiscono l'energia elettrica sulle isole, a chi produce o autoproduce rinnovabili".



28 luglio 2016 - di LUCA PAGNI - Fonte : http:// www.repubblica.it/ambiente/2





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