Vivara


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IL GIORNALISTA

Storia: le vicende dell'associazione > Rassegna Stampa



L’isola tra terra, fuoco e mare

Condannata ad uno stato di custodia a singhiozzo,
è vittima di vandalismi
Vivara, lo scoglio che sorge nel Golfo di Napoli,
è chiuso al pubblico da oltre dieci anni


Nel Golfo di Napoli, sorvolando il tratto di mare che separa le isole di Procida ed Ischia, s’incontra una piccola isola vulcanica il cui aspetto d’insieme mostra una mezzaluna verde coricata su un mare turchese. È l’isolotto di Vivara.
Scoprire Vivara significa scoprire mille sorprese racchiuse in un lembo di terra intatto e incontaminato, una suggestiva falce di luna di appena 32 ettari. Vivara è la metà emersa del più antico dei sette crateri di Procida. Quando anche l'altra metà del cratere era parzialmente emersa, il "laghetto" naturale che si formava forniva un abbondante riserva di pesci: da qui l’antico nome Vivarium. Da più di dieci anni l’isolotto è interdetto al pubblico. Una storia travagliata quella dell’isola: diventata proprietà del Comune di Procida agli inizi del Novecento, diventò successivamente di un medico procidano che, alla sua morte, ne fece lascito alla Fondazione Ospedale Civico “Albano Francescano” di Procida. L’isola è tutelata già dal 1974 come oasi di protezione della fauna selvatica, ma solo dal 2002 è diventata riserva naturale di Stato, anche se, a causa di innumerevoli questioni burocratiche e politiche, stenta a decollare.
Incredibilmente, quindi, Vivara è chiusa al pubblico da ormai troppi anni, sottratta alla fruizione della collettività e, condannata ad uno stato di tenue custodia, è stata vittima di atti di vandalismo a danno degli storici edifici presenti sull’isola La dimora seicentesca è poco più di un rudere, con terrazzi disastrati e porte sfondate. La cappellina è ridotta in macerie ed è stata depredata di tutto, anche delle preziose maioliche. Si aspetta da diversi anni di vedere Vivara sistemata finalmente nella posizione di prestigio che merita. Lodevoli sono le proposte e gli appelli giunti da più enti ed associazioni nel corso di questi anni a favore dell’istituzione di un “Santuario della biodiversità del Mediterraneo” che in questa piccola isola ammantata di verde, sarebbe libero di esprimersi lontano da attività antropiche.
L'associazione Vivara si propone di diffondere la conoscenza e promuovere studi e ricerche sul patrimonio naturalistico, storico e culturale delle piccole isole che sono riuscite a preservare valori naturalistici, caratteri storici ed architettonici unici. «Attualmente sono in corso attività di studio e d'inanellamento dell'avifauna migratoria, a cura della Lipu - dice Roberto Gabriele, presidente dell’associazione Vivara Onlus - e di studio sulla presenza di rettili e molluschi terrestri a cura dell'associazione Vivara onlus. Certamente si dovrebbe e si potrebbe fare di più. Bisognerebbe valorizzare l’isola rendendola fruibile per le scolaresche, organizzando un servizio di vigilanza e promuovendo attività di ricerca».


Ritrovamenti archeologici
Sono dell’età del bronzo


La storia di Vivara è ricca di ritrovamenti archeologici che assumono particolare interesse in quanto forniscono un anello mancante nella ricostruzione delle dinamiche marinare nel Mediterraneo occidentale in epoca pre-micenea e proto-micenea. Probabilmente in quell’epoca l’isola costituiva un nodo di collegamento tra le regioni dell’alto Tirreno e quelle del Mediterraneo orientale. È stato accertato che il primo insediamento umano risale all’età del bronzo. Ma ci sono anche reperti che risalgono al XVI-XIII sec. a.C. Tutto lascia pensare però che a quell’epoca Vivara come isola singola non esisteva: esisteva probabilmente il sistema Vivara-Santa Margherita come cratere ancora non congiunto a Procida oppure addirittura era un tutt’uno con quest’ultima isola. Nel 1981 sono stati trovati resti dell'omottero
Peliocòccus Vivarensis, una specie nuova sulla quale sono ancora in corso gli studi degli antropologi. E ci sono tracce di una popolazione indigena,

che ha vissuto in armonia con i Micenei fino, circa, al XIV secolo a.C. Da allora gli interessi dei Micenei si spostano verso la Puglia ionica e adriatica, e gli insediamenti di Vivara muoiono definitivamente.

CARMEN GALZERANO
Domenica 15 maggio 2011



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