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IL DENARO

Storia: le vicende dell'associazione > Rassegna Stampa

IL DENARO ________________________________________________SABATO 18 MAGGIO 2013 32


CULTURE

AMBIENTE

Punzo, Vivara e l’amore per la bellezza



DI TONINO FERRO

CERTE VOLTE alcune persone fuori dal normale, non potendo trovare tra gli uomini loro simili, si rifugiano in dei luoghi in apparenza strambi. In mezzo a delle cose. Si creano delle isole, anche
immaginarie. E finiscono per realizzare un’identità precisa tra il loro tempo e la materia che li circonda.
In Campania c’è una storia inusuale che va ricordata (più avanti il perché), quella che lega
Giorgio Punzo – filosofo, scienziato e molto altro – a Vivara.
In questo caso l’isola c’è davvero, ed è uno spettacolo che la natura ha consegnato al Mediterraneo e aNapoli, sbocciando dal golfo, accanto a Procida, vicino a Ischia e Capri, luoghi arcinoti e dove il passaggio umano da sempre si fa cultura, economia, vita nel senso più normale. Vivara è un’altra cosa. Lì, il passo della storia non è riuscito a sporcare il dono di Dio. E se non l’ha fatto, manco nei decenni in cui l’Italia tutta s’è piegata al cemento, è soprattutto grazie a un uomo: Giorgio Punzo.
Lui è quello che ha cominciato a parlare di naturalismo nel Belpaese. Ed è quello che s’è messo alla guardia dell’isolotto senza cercare aiuto nei codicilli chiusi dentro i mattoni della giurisprudenza.
Per lui la legge è un’altra cosa. Chiamato a dare il suo parere di studioso, alla fine degli anni ’70, approda a Vivara per cominciare osservazioni sulla flora e sulla fauna. Sono gli anni in cui
l’isolotto è sott’attacco: gli speculatori sono golosi di quel territorio e annusano affari;meditano la costruzione di ville a schiera e di infrastrutture simili a quelle che impastano di calce la maggior
parte delle coste italiane. Proprio in quei mesi, mentre Punzo lavora sull’isola,muore il guardiano storico e il professore si ritrova, coi ragazzi che lo seguono nelle sperimentazioni, solo. Chiede invano un altro sorvegliante, chiede alle istituzioni d’intervenire, ma niente. Silenzio. Così decide
che è meglio fare da sé. Lascia la sua casa di Napoli, la sua professione, prende i suoi panni e va ad occupare quella che, da allora in poi, fino alla fine, sarà la sua terra. Va per proteggerla, per studiarla. Per serbarla dagli scrocconi che fanno delle pupille dollari, ad ogni sguardo. Punzo se ne infischia del progresso come glielo descrivono e comincia a dire e fare delle cose che al giorno d’oggi sembrano fantascienza. A seguirlo c’è un gruppo di giovani, quelli della sua associazione, l’Unione Trifoglio. Per anni sono stati il professore e i ragazzini il cuore diVivara. A loro Punzo si dedica totalmente, col fare di un anarchico illuminato. Non gl’interessano le sovrastrutture, la cultura mainstream, il professionismo degli scienziati da scrivania. Lui imbraccia i puledri appena nati, disbosca, “carrìa” massi e alle fatiche fisiche alterna la scrittura (in italiano, in latino, in greco, senza differenze). E se qualcuno dovesse chiedersi il perché di tutto questo, Punzo risponde in prima persona, nella prefazione alla sua opera omnia, “L’altro Viaggio”, edita dal Denaro. Una frase sola per dire tutto: “Preservare Vivara vuol dire sviluppare interesse, rispetto e amore per la bellezza”. Tutto qui. Non serve altro. Per questo pare giusto pensare a lui, nelle settimane in cui l’isolotto riapre al pubblico. “Senza Punzo non avremmo Vivara così com’è” dice
Roberto Gabriele dell’associazione Vivara Onlus, che col professore è cresciuto, ha lavorato, e che oggi, insieme agli altri soggetti privati e pubblici, va avanti verso la strada che porta alla riapertura completa dell’isola. Gabriele condisce il suo racconto con degli aneddoti che, oltre a tracciare meglio la personalità di Punzo, danno chiaro segnale a tutti quelli che tengono a Vivara, sul modo più efficace per unire alla salvaguardia del territorio il piacere di metterci i piedi.
“Punzo perdeva le staffe – dice Gabriele – quando i bracconieri si arrampicavano lungo le pendici dell’isola, coi loro fucili, in cerca di prede. Ma mai s’è sognato di sporgere una denuncia. Andava
lui di persona, faceva accomodare gli ospiti e cominciava a parlare degli effetti del danno che, con quelle armi e quelle intenzioni, i cacciatori avrebbero prodotto”.
Ebbene? “Si arrivava – racconta Gabriele – a vedere questa gente, in periodi successivi, recarsi sull’isola, questa volta senza fucili, con gli occhi in cielo a godere di quel mondo. Punzo li accoglieva nella sua stanza, parlavano e accettava l’aiuto che a un certo punto quelli gli proponevano”. Così il lavoro è continuato. Il professore ha investito anche i suoi soldi nell’isola, “vendette la casa di via Aniello Falcone, quando s’accorse – continua Gabriele – che nessuna istituzione rispondeva alle sue richieste”. La sua vita scorreva povera di cose, ma ricca per lui
che lasciò, solo nei primi anni ’90, quel terreno che era stata la sua dimora per vent’anni. Vivara era diventata ormai riserva naturale. La sua missione poteva dirsi conclusa. Il testimone passava ad altri, lui lasciava solo una speranza: “Che questo territorio, un giorno, possa dirsi di tutti”. Nel senso suo, però: quello della fede nella conservazione della bellezza.


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Cultura - arte

L’ASSOCIAZIONE VIVARA ONLUS, PRESIEDUTA DA ROBERTO GABRIELE,
ORGANIZZA UNA MOSTRA FOTOGRAFICA SULLE ISOLE MINORI
Quattrocento conchiglie sotto i riflettori

di Ilaria Sergi  tratto da IL DENARO del 14 maggio 2005



“ Mirabilia Maris Nostri… il tuo viaggio tra le isole”. La Villa Scotto Pagliara di Procida ospita,oggi e domani (sabato 14 e domenica 15 maggio 2005), la mostra fotografica sulle piccole isole italiane. Dalle ore dieci alle ore ventidue si potrà visitare la Riserva Naturale Statale dell’Isola di Vivara, dove sarà allestita un’ esposizione di immagini e pannelli su tutti gli aspetti della Riserva e una collezione di circa quattrocento specie di conchiglie dei nostri mari.
Il legame profondo tra isole e letteratura è il tema principe di questa mostra fotografica organizzata dall’
Associazione Vivara onlus, presieduta da Roberto Gabriele.
L’Associazione Vivara “amici delle piccole isole” (onlus),
fondata a Napoli nel 1997, si occupa di tematiche naturalistiche e in particolare dei problemi relativi alle piccole isole.
Attraverso i suoi programmi il sodalizio vuole diffondere la cultura delle piccole isole mediterranee e stimolare la curiosità e l’interesse per la “magia” della loro natura più autentica, quella delle tradizioni e delle tipicità che ancora si conservano in questi territori isolati dal resto del mondo.
Tra queste vi è la Riserva Naturale Statale dell’Isola di Vivara, una delle tre isole che formano oggi l’arcipelago flegreo. La Riserva è collegata con Procida, l’isola maggiore, attraverso un ponte che funge da sostegno alle condutture dell’acquedotto campano che approvvigiona Ischia e Procida. Originariamente Vivara era collegata attraverso una falesia alta sul mare, al promontorio di Santa Margherita di Procida e formava una propaggine a forma di semiluna, svolgentesi in direzione nord-sud e racchiudente una vasta area circolare, in buona parte occupata da una distesa di ciottoli e sabbia. Questa zona è oggi interamente sprofondata al di sotto del livello del mare ed è occupata dallo specchio d’acqua chiamato Golfo di Genito. Proprio per migliorare l’offerta turistica, incoraggiando un turismo maturo che superi i confini della stagione balneare e che sia quindi più discreto e rispettoso delle bellezze naturali e dello stile di vita di chi abita sulle isole,
l’Associazione “Vivara” propone studi e ricerche sul patrimonio naturalistico, storico e culturale delle piccole isole, nella consapevolezza che gli ambienti insulari offrono l’opportunità per un’efficace didattica naturalistico-ambientale, indispensabile per lo sviluppo di una coscienza ecologica e per favorire, soprattutto nei più giovani, l’amore per le bellezze naturali. Educare, infatti, i giovani all’amore e al rispetto per quanto di bello ci circonda, non può far altro che alimentare entusiasmo e slancio per tutti gli esseri viventi, apprezzandone a fondo l’importanza della loro tutela. Obiettivo dell’Associazione “Vivara” è favorire la diffusione di una cultura del mare, attraverso una corretta informazione anche sull’importanza delle aree marine protette; cultura che contribuisce sicuramente alla tutela dell’intero territorio senza prescindere dalla storia e dalle tradizioni delle popolazioni locali, dall’economia e dall’organizzazione sociale delle isole, alle quali deve essere affidato il ruolo di recupero ecologico del mare.
Ma oltre che nel settore della tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente,
Vivara Onlus svolge attività anche nella promozione della cultura e dell’arte, formazione, sport dilettantistico e assistenza sociale ed è impegnata, in collaborazione con l’Associazione per la Ricerca e Conservazione Ambientale nel progetto di ricerca “ I vertebrati terrestri dell’isola di Procida” ed in di studio sui Mammiferi delle isole del Golfo di Napoli.
Per ulteriori informazioni visistate il sito www.vivara.it


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Attualità

tesori nascosti
L'associazione "Vivara - amici delle piccole isole" promuove il turismo non solo estivo
Alla scoperta delle oasi mediterranee


Quotidiano IL DENARO del 02-04-2003 num. 65 di Chiara Filippi




Nel Golfo di Napoli, accanto a Procida, c'è un isolotto che dà il nome ad
un'organizzazione sorta a Napoli nel 1997: l'associazione "Vivara - amici delle piccole isole" onlus, presieduta da Roberto Gabriele con sede a Napoli in via Riaro Sforza 159. Interessata agli aspetti naturalistici e problematici delle piccole isole mediterranee, ne promuove la conoscenza, al di là del riduttivo uso turistico più comune (estivo). Le isole sono posti magici, separati dal resto del mondo, dove la solitudine ha un'altra consistenza, e la natura un'altra forza, un fascino diverso e selvaggio. Cosa che influisce sulla tempra del carattere degli isolani.
L'associazione si prefigge più scopi: il miglioramento dell'offerta turistica in vista di un turismo possibile tutto l'anno, la tutela dei patrimoni culturali e ambientali di ciascuna isola, la diffusione di una "cultura del mare". Questi obiettivi vengono perseguiti attraverso una serie di programmi, aventi ognuno il nome di un'isola. L'informazione è affidata ad un periodico, il trimestrale "Ali Cudi — Il Corriere delle piccole isole", e ad un sito internet ricco e costantemente aggiornato (www.vivara .it). Qui si viene al corrente delle varie iniziative, come le numerose escursioni. Da segnalare le due idee più recenti: la messa a punto di un questionario, e la pubblicazione di un libro e di un video. Conosci le isole, questionario curato dal Centro studi ambientali Vivara, sarà distribuito per circa un anno (a partire da marzo 2003) ai turisti di ritorno dalle isole del golfo di Napoli. é articolato in due parti: la prima, sulla conoscenza generale delle piccole isole; la seconda, sulla conoscenza di un'isola tra quelle visitate. Il libro Vivara - L'isola della luce, è stato presentato, assieme al video (che ne è un completamento), alla recente manifestazione organizzata dalla Regione Campania, "Parchinmostra", e illustra le risorse naturali ed archeologiche, nonchè l'unicità del sito che dà il nome (e la ragion d'essere) all'associazione.
Scoprire Vivara significa scoprire mille sorprese racchiuse in un lembo di terra, una suggestiva falce di luna di appena 32 ettari.
Vivara è la metà emersa del più antico dei sette crateri di Procida, e questo determina il suo nome e la sua storia. Quando anche l'altra metà del cratere era parzialmente emersa, il "laghetto" naturale formatosi forniva un abbondante riserva di pesci: da qui il nome Vivarium (l'attuale nome risale al XIV secolo).
Le caratteristiche geomorfiche e climatiche di quest'isola poi, ovvero le coste rocciose e scoscese, la forte ripidità del terreno e la temperatura mite, associata però ad un'insolita, forte umidità, l'hanno resa poco adatta agli insediamenti umani. Vivara si conserva quasi intatta dalla sua nascita, priva di un irreversibile condizionamento antropico. Ciò la rende meta di studiosi: naturalisti e, dal 1937, archeologi. Qui, nel 1981 Tranfaglia ha individuato l'omottero Peliocòccus Vivarensis, una specie nuova. E qui restano tracce di una popolazione indigena, che ha vissuto in armonia con i micenei fino, circa, al XIV secolo a.c. Vivara non fu più abitata fino al 1600, quando diventò riserva di caccia: se ne mise a coltura una parte (a viti e ulivi), e si introdusse della selvaggina (come i conigli che tuttora la popolano). Quindi divenne avamposto militare (i fortini sono ancora visibili), riserva di legna, terreno da coltivare. I tentativi di trasformarla in un appezzamento agricolo sono quelli che, più di tutti, hanno danneggiato l'aspetto originario di Vivara. Tuttora, nonostante l'isola sia tornata "in libertà", e la vegetazione sia spontanea, i lecci che un tempo la popolavano formano soltanto un piccolo boschetto. L'interessamento di associazioni naturalistiche ha fatto sì che Vivara nel 1974 fosse dichiarata "Oasi di protezione naturale" (scampando così allo sfruttamento turistico), nel 1979 fosse sottoposta a vincolo archeologico, nel 2000 fosse dichiarata S.I.C. (sito di importanza comunitaria). Dal 2002, l'isola è "Riserva naturale statale".


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