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Dedicate a Procida

Rubriche > Isole e Poesia

La Corricella


Di fronte a Capri, dove l'isoletta
più soffre di scirocco i colpi duri,
quasi rasente al mar ti si prospetta
un mucchio di casette e d'abituri:
mentre a riva si culla la barchetta,
s'asciugano le reti tese ai muri,
ed ivi in povertà vivan felici
pescatori e robuste filatrici.

Non lungi da la spiaggia una corona
di fitti scogli si distende nera,
ma quando il mare a l'ira s'abbandona,
poi spumeggiando l'urlo suo sprigiona
e corre sorpassando la scogliera:
e spesso avvien che flagellate e invase
sian da'suoi flutti le più basse case.

Ma la tempesta cade: a la bellezza
primiera torna il mare trasparente:
d'alghe e d'erbe marine una freschezza
sale dal fondo; un mormorìo si sente
tra gli scogli e la spiaggia, ove vaghezza
novella i bimbi attira dolcemente;
a notte sparse faci ed errabonde
mille rossi baglior spargon su l'onde.

O tu, "Madre di Grazia", sovra questa
gente devota l'occhio tuo declina,
dal tempio sovrastante ed ora in festa,
o tu che sei degli umili regina.
Ne l'ora che pel cor torna più mesta,
o in quella della luce mattutina,
la canzon sentirai gentile e pia
su la spiaggia e nel mar: Salve, Maria!


Poesia tratta dal "Messaggero Mariano" dell'aprile 1924, è stata scritta dal sacerdote Domenico Scotto Di Pagliara in occasione dell'incoronazione della Madonna delle Grazie di Procida avvenuta nell'agosto dello stesso anno.

Procida per me


Quella volta
che persa nel mio mare
ho attraversato fiduciosa il tuo
in cerca di un approdo
per il mio stanco cuore ferito
Quella volta
che stinte,variopinte case aggrappate
sul piccolo caotico porto
spuntarono svoltando dietro Terra Murata
affacciate sulle Materne braccia
che compassionevoli
pronte ti aprono Casa
Quella volta
che ho imboccato il cimitero raccolto e silenzioso
sul mare immenso sottostante
ed ho scorto l’incantevole spiaggia delle ianare
e delle danze e rituali spezzati
da una provvidenziale benedizione
immortalata da immagini eterne di un film
Quella volta
che ho affidato l’anima
abbandonata alle vulcaniche verdi acque
per attingere ancora alla mia vitalità
E rinascere di sole e limoni
Quella volta
che ho imparato a recitare
“Maronna da ‘razia, cà puort mbracc a ’razia”
sorretta da un coro di Madri e di Figlie
coraggiose e sagge
come le loro antiche preghiere
per il ritorno dei Padri
Quella volta
che mentre ti guardo allontanarti all’orizzonte
già mi manchi come Terra mia
e preme il desiderio di tornare a te

Brunella Severino



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