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Ciro il dinosauro

Storia: le vicende dell'associazione

C'era una volta Ciro ....
....e c'è ancora!

di Antonio Chiaese



Ognuno di noi ha sognato, almeno una volta, di viaggiare nel passato. Sino a qualche tempo fa era possibile farlo, con la fantasia, andando nella zona di Pietraroja, in provincia di Benevento, dove si poteva accedere, con un proprio martelletto, ad un enorme “giacimento” di fossili alla ricerca del fascino della preistoria. Giustamente oggi tutto ciò non è più possibile: l’area è stata delimitata, è diventata “Parco geopaleontologico”, e ne è stato proibito l’accesso.
Il massiccio di Pietraroja, infatti, oggi a 900 metri d’altezza, 110 milioni di anni fa (quando lo stivale non si era ancora delineato) era un atollo lambito dal mare e si trovava ad una latitudine diversa da quella attuale, molto più a Sud, con clima di tipo tropicale.
Ed è proprio qui, dal martelletto di un “curioso” appassionato di fossili, che “nasce” Ciro, il fossile di dinosauro rinvenuto nel 1980 da Giovanni Todesco, che però solo nel 1993, vedendo il film “Jurassic Park”, intuisce che il reperto da lui trovato può avere attinenza con i dinosauri e contatta il Museo di Scienze Naturali di Milano, che ne avvia il restauro.

Questa la breve “storia” di Ciro, il cui nome scientifico è “Scipionyx Samniticus” (“Scipio” da Scipione Breislak, scopritore dell’area fossilifera di Pietraroja; “onyx”, artiglio, per le tipiche zampe e, naturalmente, “samniticus” dal luogo del suo ritrovamento), in mostra a Benevento fino al Dicembre del 2001.
Poiché il programma ITACA della nostra associazione prevede visite a luoghi e partecipazioni ad avvenimenti di particolare interesse, non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di organizzarne una (svoltasi il 24 Giugno scorso) per ammirare quest’interessantissimo fossile. E dopo quest’esperienza, l’invito agli appassionati di fossili ed ancor più ai non appassionati è: visitate Ciro!
Sembrerebbe azzardato l’invito a questi ultimi, ma…niente paura! La paleontologia è materia altamente specialistica, ma abbiamo sperimentato, con la nostra visita, che questa mostra è godibilissima anche da parte dei “profani” (come noi) della materia ed inoltre fin dall’inizio si è accompagnati da competenti guide che illustrano tutto il percorso. Non è da tutti, infatti, la fortuna, come è successo a noi, di godere della simpatia e della collaborazione del Dott. Marco Signore, paleontologo dell’Università del Sannio, di cui abbiamo pubblicato un articolo su Ciro sul N° 4 del nostro giornale ALI CUDI.
Il filo conduttore della mostra è il passaggio dal generale (Terra) al particolare (Ciro) attraverso un viaggio nel tempo che inizia in una “macchina” che ci riporta indietro, mediante vari schermi, all’epoca dei dinosauri, poi della loro estinzione, fermandoci quindi a circa 100 milioni di anni fa: l’epoca di Ciro, appunto. Successivamente troviamo una sala che riproduce l’habitat dei dinosauri, altre che ci illustrano attraverso simpatici quiz l’evoluzione della forma dell’Italia, la formazione di Pietraroja e la struttura di uno scavo paleontologico. Persino per i bambini c’è una “trovata” divertente: la possibilità di scavare tra palline verdi per provare l’emozione di scoprire un fossile!
Nell’ultima sala, in bell’evidenza, fra tanti fossili di Pietraroja, la nostra “star”: il piccolo Ciro!
Eh si, perché il bello di Ciro è che è un cucciolo! Se finora avete avuto l’occasione di vedere, in un film, in un documentario ecc., dinosauri ricostruiti e rappresentati come animali-mostri ferocissimi, allora dovete assolutamente vedere Ciro. Immediatamente, dinnanzi alle sue ridotte dimensioni, svaniranno tutte le immagini di fantastica ferocia che sono richiamate alla nostra mente dalla parola “dinosauro”, apparendoci egli per quello che è: un tenero cucciolo di circa 20 centimetri, al pari di un cucciolo di uno dei nostri animali domestici, anche se da adulto probabilmente avrebbe raggiunto l’altezza di 2 metri ed i 20 chili di peso.
Il fascino della sua “età”, 110 milioni di anni (lunghetta l’attesa per mostrarci le sue poche settimane di vita!), e della sua prematura fine (fu probabilmente travolto da un corso d’acqua che lo seppellì nel fondo della palude durante un nubifragio) non possono lasciarci indifferenti e combattono senz’altro ad armi pari con la “curiosità scientifica” che ci porta ad ammirare ed analizzare i resti ben visibili dei muscoli e degli organi interni perfettamente conservati, vera caratteristica della sua unicità.  


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